PREMIO LETTERARIO

Un altro successo per gli studenti del Liceo “G. Veronese” di Chioggia.


La poesia “La voce della montagna” si aggiudica il primo premio come elaborato letterario nel concorso “Venti di Guerra, Venti di Bufera 1918/2018: uomini e alberi caduti”, promosso dal Club Alpino Italiano - Regione del Veneto (CAI VENETO), con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto e con il sostegno della Regione del Veneto in accordo con la Presidenza delConsiglio dei Ministri.


Il concorso ha coinvolto tutti gli ordini scolastici della Regione Veneto ed è articolato in sei diverse sezioni che riguardano la produzione di elaborati grafici, multimediali e letterari.

A quest’ultimo ambito è, infatti, riferita la poesia-racconto “La voce della montagna”, scritta dalla studentessa Gaia Cavallarin della classe 3 B linguistico. L’elaborato collega eventi lontani nel tempo, con una particolare scelta lessicale che riprende effetti sonori che stimolano emozioni e si connettono allo sfondo rappresentato sa una fotografia monocromatica che si focalizza sul colore scelto. Emerge da quest’opera la disperazione vissuta dagli uomini della Grande Guerra, aprendosi alla consapevolezza della futura disperazione che si aprirà anche a noi nell’epoca attuale con i cambiamenti climatici, oltre la mancanza di umanità dell’uomo.

La giovane autrice riferisce la sua grande passione per la montagna, per l’atmosfera che l’avvolge, immersa nel bosco, come lei stessa afferma “cercando un pezzo di cielo tra le cime degli alberi oppure in vetta dinanzi ad un immenso panorama”, che fa sentire la sua voce, “una sorta di soffio che, aprendo cuore e mente, ci fa sentire parte integrante della natura, minuscola creatura della montagna stessa”. La ragazza spiega che proprio queste particolari sensazioni hanno ispirato la scrittura della sua poesia, nella quale, tramite immagini e suoni, ha provato a far parlare la montagna stessa che oggi, come in passato, continua a soffrire a causa dell’uomo. Per questo motivo, prosegue la studentessa, “il mio componimento si trasforma in un appello per salvare la natura”, auspicando che tutti possano provare le sue stesse sensazioni e comprendere “il legame indissolubile tra noi e il resto del mondo”.

Gaia Cavallarin

CONCORSO:
 “VENTI DI GUERRA, VENTI DI BUFERA” 1918-2018: UOMINI E ALBERI CADUTI"

LA VOCE DELLA MONTAGNA

Un tonfo,
un cadavere,
un albero,
un uomo,
tutti soldati sulla stessa altura
dove muore la natura.

Un boato,
un lampo,
una bomba,
dimenticato ormai ogni soave suono:
dal canto degli uccelli
al picchiettare del picchio,
dal fruscio delle foglie
al gocciolare della rugiada,
dal tamburellare della pioggia
alla melodia del vento.
Ora tutto è ridotto a un assordante silenzio.

Sgorgano
ruscelli e lacrime.
Il morbido muschio è fradicio
di acqua e di sangue.
La neve è macchiata,
infangata e insanguinata.
L’aria fresca e cristallina
profumata dai pini e dai mughi
odora di putrefazione e odio.

La tempesta infuria,
la guerra è dura.
Prima la guerra mondiale,
ora il riscaldamento globale.
Odio
umano e per l’ambiente.

Molti i caduti:
è l’uomo il colpevole
con le sue azioni malevole,
l’uomo è distruzione
causa di devastazione,
l’uomo uccide sé
l’uomo uccide gli altri.

È questa l’umana crudeltà?
O si tratta di semplice stupidità?

Risposta non trovo.
Assisto.
Patisco.

L’uomo risposta non trova.
Assiste.
Patisce.
Non agisce.

La mia ferita non è guarita
con punti di domanda è cucita.

Chissà quanto tempo ci vuole
all’uomo
per essere umano.

Chissà quando sarò di nuovo pronta ad accogliere il primo fiocco di neve
senza dover schivare l’ennesima bomba.

Chissà quando sarò accarezzata dalla brezza
senza venire scorticata dal vento.

Chissà quando potrò toccare il cielo azzurro
senza essere schiacciata dalle nubi grigie.

Chissà quando regnerà la fratellanza.
Chissà quando ci sarà sulla natura vigilanza.

Chissà...
Nessuno lo sa.

Attendo.
Spero.
Spero che l’uomo ascolti questo eco,
spero che smetta di essere cieco,
spero che comprenda il mio tormento,
spero che sappia sfruttare ogni restante momento
perché sta per finire il tempo,
il mio tempo,
il suo tempo.

Attendo risposta
forse
per l’ultima volta.